DENIS PIANETTI
Denis Pianetti, appassionato di fotografia e storia e cultura locale, si è laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Bergamo con una tesi storico-antropologica su “I Rabelados di Capo Verde: una setta religiosa dai curiosi risvolti sociopolitici”. In qualità di socio del Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi”, ha partecipato alla realizzazione di alcuni articoli per l’annuario “Quaderni Brembani” e di alcuni volumi, fra cui ricordiamo gli ultimi: “La furia del Brembo” (2017); “Valle Brembana. Una terra da scoprire” (2021). È autore del libro “Cronaca di una vendetta. La vera storia di Simone Pianetti” (2018) e, insieme ad Anna Fusco, del volume “Alla scoperta dei canyon bergamaschi” .
"Cronaca di una vendetta"
Il libro sulla vera storia di Simone Pianetti, una fra le più appassionanti vicende crime della Belle Époque e di un mistero mai risolto. I fatti risalgono all'estate del 1914 quando l'attenzione e l'emozione degli italiani furono contese tra il rombo lontano della Grande Guerra che si avvicinava e l'eco delle fucilate micidiali che arrivavano dalla Val Brembana, nel bergamasco, dove l'ex emigrante ed albergatore Simone Pianetti uccise, nell'arco di poche ore, ben sette persone. Spirito irrequieto e ribelle, nella sua prima gioventù le sue fortune di Don Giovanni montanaro erano famose tanto quanto i suoi colpi infallibili di cacciatore di camosci, che pare abbia mostrato anche in occasione di autorevoli battute di caccia reali. Il seguito di disavventure che lo colpirono prima nel suo paese d'origine, Camerata Cornello, e poi a San Giovanni Bianco, nonché le malignità e i soprusi perpetrati nei suoi confronti, per invidia o per cattiveria, e talvolta per superstizione, ne inasprirono il carattere tanto da far maturare in lui il desiderio di farsi giustizia, o meglio vendetta. La mattina del 13 luglio, staccato dal muro il suo fucile da caccia grossa e rifornitosi di molte munizioni, dopo aver abbracciato e baciato affettuosamente la figlia più piccola, di passo fermo uscì di casa e diede inizio al suo cammino di vendetta. Caddero sotto il suo piombo inesorabile il medico condotto, il segretario comunale, la figlia del segretario, il giudice conciliatore, il parroco, il messo comunale e una contadina. La sua rocambolesca fuga sulle impervie montagne dell'Alta Valle fu il principio di un'epica caccia all'uomo, dai tratti romanzeschi, che coinvolse oltre trecento soldati e carabinieri. E mentre il latitante, sulla montagna, trovava l'appoggio di mandriani e di carbonai, presto nell'opinione pubblica si accese un ampio dibattito nel quale emersero contrasti e prese di posizione, e dove la storia di Pianetti si rivelò il pretesto per ben più complesse battaglie. Nessuna "battuta" lo raggiunse più. Solo il figlio maggiore lo rivide durante un commovente incontro sulla montagna e in quell'occasione egli assicurò che nessuno l'avrebbe mai preso vivo, né veduto morto. E così fu. Nulla più si seppe della sua fine, tanto che ancora oggi l'ultracentenario giustiziere risulta per legge latitante.